Al secolo Felipe de las Casas Martínez (Città del Messico, 1º maggio 1572 – Nagasaki, 5 febbraio 1597), è stato un religioso francescano, missionario e martire messicano. Primo santo nativo del Messico ad essere canonizzato, è protomartire messicano e uno dei celebri Ventisei martiri del Giappone.
San Filippo di Gesù

Infanzia e giovinezza inquieta
Felipe nacque nella Città del Messico il 1º maggio 1572, primogenito di undici figli del matrimonio tra Alonso de las Casas, originario di Illescas (Toledo), e Antonia Martínez, nativa di Siviglia. I suoi genitori, immigrati spagnoli di condizione agiata, si erano trasferiti in Nuova Spagna nel 1571. Felipe fu battezzato nella Cattedrale Metropolitana di Città del Messico, dove ancora oggi si conserva il suo fonte battesimale.
Sin da bambino dimostrò un carattere irrequieto e vivace, tanto che la sua balia, una devota donna di colore, stanca delle sue monellerie quotidiane, esclamava guardando una higuera (fico) secca nel giardino di casa: «Felipillo santo? Sì, quando il fico tornerà verde!». La leggenda racconta che proprio il giorno della morte di Felipe, quel fico rinverdì miracolosamente. Per questo motivo, tra i suoi attributi iconografici vi è anche il fico, simbolo della sua santità.
Frequentò il Collegio di San Pietro e San Paolo, da dove fu espulso a causa del suo carattere incontrollato. Tentò inizialmente la vita religiosa entrando come novizio nell’Ordine dei Frati Minori, ma presto abbandonò il convento. Suo padre, deluso dal comportamento del figlio, lo inviò a Manila, nelle Filippine, affinché si dedicasse al commercio e trovasse una strada nella vita.
Artista ignoto. San Filippo di Gesù (San Felipe de Jesús), XVIII secolo. Olio su tela, 16 1/2 x 11 1/2 pollici (41,9 x 29,2 cm). Brooklyn Museum, Fondo Frank L. Babbott, 44.47.2. (Foto: Brooklyn Museum)
La conversione e il ritorno ai francescani
A Manila Felipe si trovò inizialmente affascinato dall’ambiente ricco di arte, ricchezze e piaceri mondani, ma questa vita dissoluta lo condusse ben presto alla rovina economica e alla solitudine, quando i suoi amici lo abbandonarono dopo aver perso il suo denaro. Questo fallimento materiale e spirituale lo portò a una profonda riflessione. L’angoscia, il vuoto e l’assenza di senso lo spinsero a riascoltare la voce di Cristo: “Se vuoi venire dietro a me, rinnega te stesso, prendi la tua croce e seguimi”.
Nel 1593, Felipe decise di rientrare nell’Ordine Francescano, questa volta con sincera convinzione, unendosi al convento di Santa Maria degli Angeli a Manila. Cambiò il suo nome in Felipe de Jesús e pronunciò i voti religiosi. Tre anni dopo, nel 1596, si apprestava a ricevere l’ordinazione sacerdotale, ma poiché nelle Filippine non vi era un vescovo che potesse conferirgli gli ordini sacri, si imbarcò il 12 luglio 1596 verso il Messico.
Grabado de San Felipe de Jesús, publicado en su hagiografía, Madrid, 1751. / Foto de Urbey1


Il naufragio in Giappone e l’inizio del martirio
Il viaggio da Manila alla Nuova Spagna era un’impresa pericolosa che poteva durare fino a sette o otto mesi. Durante la traversata, una violenta tempesta colpì la nave per oltre un mese, trascinandola alla deriva finché, distrutta e senza controllo, naufragò sulle coste del Giappone, presso l’isola di Shikoku. I naufraghi, grati di essere sopravvissuti, si inginocchiarono sulla terra giapponese intonando il Te Deum Laudamus.
Felipe interpretò questo naufragio come un segno della Provvidenza divina: poteva dedicarsi alla missione di evangelizzazione del Giappone. Tuttavia, il contesto storico era estremamente pericoloso per i cristiani. Il Giappone era governato da Toyotomi Hideyoshi (Taikōsama), che temeva che i signori feudali (daimyo) potessero arricchirsi attraverso il commercio con gli stranieri e minacciare così il suo potere. Per questo motivo, aveva scatenato una feroce persecuzione contro i cristiani.
(Mexican imprint-1801.) Vida de San Felipe de Jesus, protomartir del Japon, y patron de su patria Mexico.
La prigionia e la marcia verso il martirio
Felipe si rifugiò inizialmente a Meaco (Kyoto), dove i francescani gestivano una scuola e un ospedale. Il 30 dicembre 1596, tutti i frati furono arrestati insieme a un gruppo di cristiani giapponesi. Felipe, che aveva solo 25 anni e non era ancora sacerdote, avrebbe potuto evitare la prigionia e le torture grazie alla sua condizione di naufrago, e il console spagnolo tentò di salvarlo. Tuttavia, Felipe rifiutò questa opportunità e scelse liberamente di condividere la sorte dei suoi confratelli missionari.
Il 3 gennaio 1597, ai prigionieri fu tagliata l’orecchia sinistra come segno di condanna. Felipe esclamò: «Abbiamo dato il primo sangue; ora nessuno ci toglierà la gioia di darlo tutto per la fede». I ventisei cristiani furono poi costretti a marciare per oltre mille chilometri in pieno inverno, da Tokyo a Nagasaki, attraversando le regioni con maggiore presenza cristiana, per essere esposti alla pubblica gogna.

Travel to Japan and Martyrdom of San Felipe de Jesus. (1628-1697) Cuernavaca Cathedral, south of Mexico City.

Il martirio sulla collina di Nishizaka
Il 5 febbraio 1597, sulla collina di Nishizaka, alle porte di Nagasaki, furono erette ventisei croci. I martiri furono fissati alle croci mediante anelli di ferro al collo, alle mani e ai piedi. La croce di Felipe era la tredicesima, quella centrale, come a volergli conferire un posto d’onore tra i martiri.
Durante la sua agonia, Felipe invocava ripetutamente: «Jesús, Jesús, Jesús». Gli anelli che dovevano sostenere le sue gambe erano stati posizionati male, causando lo scivolamento del corpo e facendo sì che l’anello al collo lo soffocasse. Vedendo che stava morendo per asfissia, i soldati lo colpirono con due lance ai costati: una attraversò il lato destro e l’altra il cuore, incrociandosi nel petto e fuoriuscendo dalle spalle. Felipe fu il primo dei ventisei martiri a morire, all’età di soli 24 anni.
Insieme a lui furono martirizzati sei francescani (del primo e terzo ordine), tre gesuiti – tra cui Paolo Miki – e diciassette laici giapponesi. Molti fedeli andarono a visitare i martiri crocifissi per pregare, testimoniando la loro fede nonostante il pericolo.
Martyrdom of St. Philip, Lucas Cranach.
Beatificazione, canonizzazione e venerazione
Felipe de Jesús fu beatificato insieme ai suoi compagni di martirio il 14 settembre 1627 da papa Urbano VIII, e canonizzato l’8 giugno 1862 da papa Pio IX, diventando così il primo santo di origine messicana e protomartire del Messico.
La Chiesa cattolica messicana lo venera come patrono della Città del Messico e del suo arcivescovado, nonché patrono della gioventù messicana. Nelle città di Colima e Villa de Álvarez è considerato protettore contro gli incendi e i terremoti. La sua festa liturgica si celebra ogni anno il 5 febbraio con una messa solenne e il rinnovo del giuramento. A Villa de Álvarez, da oltre 150 anni, si tengono feste charro-tauromachiche in suo onore.
Memoria e luoghi di culto

Nagasaki, Giappone
Tra il 1958 e il 1962, nel luogo esatto del martirio a Nagasaki, fu costruito un complesso architettonico comprendente la Chiesa di San Filippo di Gesù e il Museo dei Ventisei Martiri, grazie a donazioni provenienti principalmente dal Messico. Questo complesso, considerato un importante esempio di architettura modernista in Giappone, rappresenta il legame spirituale tra il Messico e il Giappone.

Città del Messico
Nella Cattedrale Metropolitana di Città del Messico si trova un altare dedicato a San Filippo, dove è custodito il fonte battesimale originale. È stata anche piantata una higuera proveniente dallo stesso ceppo di quella miracolosa della casa paterna. Vari esemplari di questa higuera sono stati propagati in diversi luoghi del Messico, tra cui l’Istituto Politecnico Nazionale e l’Università Popolare Autonoma dello Stato di Puebla.

Roma, Italia
La Basilica di Nostra Signora di Guadalupe e San Filippo Martire, situata nel cuore di Roma, rappresenta l’unione spirituale tra Europa e America, Italia e Messico, in un abbraccio di fede condivisa. Dedicare questo tempio romano al protomartire messicano testimonia come il suo sacrificio sia diventato patrimonio universale della Chiesa, rendendo Roma la casa spirituale di tutti coloro che venerano San Filippo di Gesù.
